Non è provocazione.

Ciò che mi interessa particolarmente è riuscire a contribuire ad un aumento della consapevolezza da parte della gente rispetto ai propri diritti, certo, ma anche ai propri doveri.

E’ un percorso da condividere, nel quale ognuno mette a disposizione degli altri quello che ha o quello che sa.

Che poi dovrebbe essere la stessa cosa.

Ho riflettuto ed incominciato a discuterne con qualcuno.Una azione che abbia un impatto reale e duraturo deve essere preceduta da un momento di crescita.

Solo il coinvolgimento della gente e la presa di coscienza del fatto che si debba passare attraverso una azione individuale alla soluzione di alcuni problemi potrà dare risultati profondi e duraturi.Il resto rischia di essere demagogia.

Il confronto con le amministrazioni, prima fra tutte quella regionale, non può che avvenire sulla base di un programma concreto e di una azione che sia chiaramente “per” un cambiamento e non “contro” una certa linea politica.

Ecco le prime ipotesi di lavoro.

- partire da una esperienza già parzialmente strutturata, o almeno in fase di strutturazione, quale il comitato “Rifuti zero” che si definisce “composto da cittadini preoccupati per la loro salute e non fa capo a nessun partito politico”

- verificare con il comitato l’interesse ad una serie di proposte che verranno precisate e che prevedono azioni sul territorio a diversi livelli

- preparare, con l’aiuto di esperti, un primo gruppo di valdostani che possano portare all’interno dei villaggi e nei quartieri cittadini le indicazioni pratiche su “come differenziare” - una sorta di piccola scuola che in poche ore sia in grado di trasmettere non solo il “perché” di una azione di differenziazione, ma soprattutto il “come”

- mettere in piedi un progetto per le scuole per attivare nei bambini e nei giovani in genere la coscienza civica rispetto al problema: in ogni ordine di scuole, con messaggi diversi

- attivarsi presso i comuni con una campagna di informazione per aumentare i punti di raccolta e, ove necessario, i controlli - un consigliere comunale, non necessariamente di minoranza, potrebbe diventare il referente nel monitoraggio dell’azione di incremento della raccolta differenziata

- studiare il problema della raccolta dell’umido attivando, con politiche differenziate tra comuni e città o grandi centri, una nuova politica di raccolta.

Primi spunti di discussione.

per ulteriori commenti vedi anche

http://paololouvin.spazioblog.it/

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