“Rifiutiamoci” di subire
, tags: comitato, fabrizio, inceneritore, rifiuti, roscio, subire, valle d'aostaScritto da Fabrizio
La questione dei rifiuti in Valle d’Aosta può sembrare di importanza marginale e complicata se vista da un cittadino qualunque, invece è rappresentativa di un certo modo di gestire la cosa pubblica.
Mi sono convinto che la priorità fondamentale dell’attuale giunta regionale sia eliminare la discarica di Brissogne perché “è brutta e puzza”. Ogni altra valutazione è superflua, non contano né i soldi spesi, né la salute, né l’ambiente. Conta solo ripristinare una zona degradata alle porte di Aosta, con vocazione turistica e commerciale. Che la discarica fosse un problema, non avevo bisogno che venisse a dirmelo l’assessore Cerise: ci abito davanti. Ma da qui a bruciarla, ce ne passa! Forse i nostri attuali amministratori, presi dalla complessa gestione della cosa pubblica, non hanno avuto il tempo di leggere le relazioni che i loro esperti hanno prodotto, perché se lo avessero fatto, qualche dubbio in più sull’operazione che hanno in mente di realizzare l’avrebbero avuta. Siccome avevo del tempo da perdere, quelle relazioni le ho lette e mi hanno fatto rabbrividire! Io ho fatto studi scientifici, quindi ritengo di essere in grado di leggere una relazione tecnica. Non mi ero mai interessato in maniera approfondita al problema dell’immondizia, né ero contrario ai termovalorizzatori. Dopo avere conosciuto lo scenario prospettato ho cambiato idea.
Partiamo dalla discarica. La normativa recita che la discarica è la destinazione finale del rifiuto. Non si può smantellare una discarica dall’oggi al domani, occorrono seri motivi. I seri motivi non ci sono: l’attuale discarica non inquina la falda, né si aspetta che lo faccia per i prossimi due secoli. L’unico inquinamento della falda proviene dalle vecchie discariche non impermeabilizzate di Quart e Brissogne, probabilmente le uniche che non saranno “bonificate”, perché il 90% del loro contenuto è inutilizzabile, secondo quanto scoperto con i carotaggi. Vogliamo poi dire alla popolazione che una volta esaurita, la discarica dovrà essere gestita per almeno 30 anni, verrebbe coperta e smetterebbe di puzzare, perché il percolato e il biogas sarebbero raccolti? Si vuole dire che non è mai stata smantellata una discarica così grande, né tanto meno svuotata per alimentare un inceneritore? Perché il super esperto incaricato dalla Regione per fare valutazioni sulla bonifica della discarica durante l’incontro con la popolazione ha detto che i costi sarebbero stati di 3,5 € alla tonnellata e pochi giorni dopo in un seminario tenuto ad Aosta e organizzato dalla Valeco, è emerso che i costi sarebbero stati di 50 € alla tonnellata? Memoria corta o malafede? Negli studi non appare quanto renderebbe i termini economici lo smantellamento della discarica, di certo c’è che la bonifica da sola costerebbe 75 milioni di Euro e che oltre la metà del rifiuto estratto sarebbe inutilizzabile, quindi dovrebbe essere preso e trasportato alla nuova discarica di Issogne, a meno di bruciare il tal quale estratto, come prospettato da uno degli studi commissionati, al fine di ridurre il volume per aumentare la vita della nuova discarica. L’attuale discarica regionale si esaurirà in 5 anni, dopo smetterebbe di puzzare e diventerebbe lentamente una collina verde. Se si inizia a scavare, aspettiamoci odori e polveri per 25 anni.
Si dibatte se gli inceneritori di nuova generazione siano poco inquinanti o meno, i nostri amministratori ci hanno tolto da quest’impiccio, a noi serve un forno che bruci tutto, anche il rifiuto di bassa qualità proveniente dalla vecchia discarica e il rifiuto fresco indifferenziato contenente tutta la frazione umida organica. A noi un inceneritore di ultima generazione non serve perché ne faremo uno vecchio, a griglia mobile, alla faccia di tutti gli studi epidemiologici che dicono che esiste correlazione tra incenerimento dei rifiuti e incidenza di alcune malattie nella popolazione, come tumori, malattie respiratorie e cardiovascolari, alterazioni genetiche del feto ecc. Ma i nostri amministratori dicono che tali studi non esistono, né le linee guida dell’Unione Europea; a loro parere inquinano molto di più i fuochi d’artificio. C’è da aspettarsi una legge regionale che vieterà i “pericolosissimi” festeggiamenti di “San Giorgio e Giacomo”!
Entriamo un po’ più nel dettaglio. Si afferma che le emissioni dell’inceneritore saranno inferiori al 50% di quanto stabilito per legge. Uno studio modellistico realizzato dall’ARPA della Valle d’Aosta lo confermerebbe. Ma occorrerebbe spiegare che uno studio modellistico non è uno studio certo, è una stima fatta con il calcolatore di uno scenario e dipende in maniera critica dai dati in ingresso e dalla sua geometria. I dati in ingresso non sono dati misurati, ma garantiti da chi dovrebbe costruire l’impianto. C’è da fidarsi o si può sospettare un conflitto di interessi? Le concentrazioni di inquinanti tossici previste dallo studio di dispersione fatto da ARPA non danno preoccupazione, ovvio, affermano però che gli inquinanti si disperderebbero su tutta la piana di Aosta, da Sarre fino a Nus compresi. Il problema interessa dunque una grande parte di popolazione valdostana, se poi si aggiunge la bassa Valle dove verranno trasportate le scorie, la percentuale di popolazione interessata aumenta. Una cosa poco chiara è dove andrà a finire quella frazione di polveri leggere, trattenute dai filtri che dovrebbe aggirarsi sulle 4000 tonnellate annue. Tali ceneri sono molto tossiche, a tal punto che dovrebbero essere smaltite in luoghi assolutamente sicuri, come le miniere di salgemma in Germania. Lo smaltimento costa parecchio e non è mai stato affrontato pubblicamente. Si continua a dire che le ceneri sarebbero stoccate nell’ex-area Follioley tra Champdepraz e Issogne, l’omissione sarà un caso? Voglio sperare di sì.
Se ora passiamo ad analizzare il problema da un punto di vista economico, anche qui troviamo alcune incongruenze tra quanto propagandato e quanto viene scritto dagli esperti. L’inceneritore costerà circa 80 milioni di Euro, cui occorre aggiungerne un’altra quindicina dopo 12 - 13 anni, per effettuare le revisione dell’impianto, il “revamping”. Ci sono poi i costi di gestione in cui sono stati messi a bilancio introiti derivanti dall’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili e assimilate. Tali fondi erano stati tolti dalla legge finanziaria 2007 e il loro futuro è incerto: senza tali fondi l’impianto avrebbe un deficit di 5 milioni di Euro all’anno, che vuol dire 125 milioni in 25 anni. Se facciamo il conto abbiamo 80 milioni di costruzione dell’impianto, 15 per il revamping, 125 di gestione, 75 di bonifica. Sono quasi 300 milioni di Euro, con il beneficio annunciato di fornire il teleriscaldamento a ben 250 alloggi. Un affarone! Per fortuna che il mercato dei coccodrilli non tira, sennò ci sarebbe stato uno studio di qualche super professore universitario che avrebbe detto che col calore prodotto bruciando i rifiuti si sarebbe potuta riscaldare la Dora Baltea per fare un grande allevamento di alligatori. Un kg di rifiuto non produce di certo la stessa energia di un kg di legna secca o di gasolio, o di metano. Quante case si potrebbero riscaldare in maniera tradizionale con tale cifra? Un’altra omissione è il costo di smaltimento dei rifiuti che quasi triplicherebbe se il piano regionale andasse in porto. Siamo tutti felici di pagare il triplo per smaltire i nostri rifiuti?
Nello studio fatto per costruire un altro termovalorizzatore nella provincia nord di Torino si afferma che in un raggio di 2 km dall’impianto occorrerebbe bloccare i piani regolatori e indennizzare la popolazione. Qui non si considera questo aspetto, ma entro 2 km dall’impianto ci sono i Comuni di Pollein, Saint Christophe, Quart e Brissogne. Come verrà giustificato agli abitanti di queste zone che i loro terreni e le loro case si svaluteranno perché sono troppo vicine al bruciatore? Nella stessa zona ci sono diverse aziende agricole. La ricaduta di sostanze pericolose sul terreno comporterebbe l’entrata delle stesse nella catena alimentare. Nessuno vuole più le mozzarelle di bufale campane, anche se prodotte molto lontane da Napoli. Non credo che lo spot “fontina alla diossina” incrementerà le vendite dei prodotti locali.
C’è poi una distorsione nel metodo usato all’origine per studiare il problema. Gli stessi esperti incaricati di produrre valutazioni sul termovalorizzatore hanno analizzato anche le altre tipologie di impianti esistenti sul mercato: risultato? Il rifiuto ha “vocazione energetica”, chiede espressamente di essere bruciato, non riutilizzato o riciclato, quindi la scelta migliore è bruciare. E’ un po’ come se si chiedesse al macellaio: “E’ vero che il pesce è migliore della carne?”
Forse si pretende troppo dai politici, non sono mica tecnici, non conoscono a fondo il problema, quindi si affidano ad esperti. Peccato che poi le loro decisioni vengano subite dalla popolazione. La critica non è sulle conoscenze scientifiche e tecnologiche, ma sul metodo. Gli studi comparativi andrebbero affidati a qualcuno super partes, e comunque dovrebbe valere un principio: chi fornisce valutazioni sugli scenari non dovrebbe prendere parte in alcun modo a progettazioni, direzione lavori o gestione degli impianti che si realizzeranno, sennò ci sarebbe uno stridente conflitto di interessi.
E’ vero, criticare è facile, proporre più difficile. Da qualche parte bisognerà pur metterli i rifiuti, mica si può fare la raccolta differenziata al 100%. L’Unione Europea dice che l’ideale sarebbe intraprendere azioni di riduzione del rifiuto prodotto. Questo vuol dire che occorrerebbe ridurre gli imballaggi dei prodotti, istituire il vuoto a rendere per contenitori in vetro, introdurre la distribuzione di bevande o detersivi alla spina ecc. Quanti di questi provvedimenti sono stati attuati dai nostri amministratori? C’è poi la questione della raccolta differenziata: siamo al 40%, Bolzano al 70%. Non si contano più le città del nord Italia che superano il 60%, cominciano ad esserci realtà virtuose anche al sud. Noi puntiamo a raggiungere i minimi di legge del 60% al 2012, e proponiamo di fare valorizzazione reale del 50%. Valorizzazione energetica. Vuol dire bruciare. Bel modello di raccolta differenziata, si tratta di scelte all’avanguardia. Se arrivassimo al 70%, cioè un po’ meno di San Francisco, il rifiuto residuo sarebbe equivalente alle ceneri prodotte dal termovalorizzatore.
La frazione organica costituisce circa il 20% del rifiuto domestico. Se raccolta alla fonte questa parte potrebbe diventare un compost di buona qualità, concime vendibile o utilizzabile sui prati. A seconda della densità degli insediamenti sul territorio le strategie di raccolta potrebbero variare, privilegiando il compostaggio domestico nelle zone con insediamenti sparsi e la raccolta nei paesi e in città. Qui si propone di rendere inerte la frazione organica bruciandola, anziché raccoglierla, forse anch’essa ha “vocazione energetica”.
Dalla raccolta differenziata avanza comunque una parte di rifiuto, per noi valdostani questa frazione dovrebbe essere di circa 20.000 tonnellate all’anno. Troppo poco per alimentare un termovalorizzatore, ecco la scoperta di prendere rifiuti dalla discarica. Tecniche di trattamento della parte residua ce ne sono diverse, sia a caldo sia a freddo. Personalmente credo che le tecniche a freddo siano meno impattanti e più sostenibili per una regione alpina che scommette buona parte della propria economia sul turismo e sulla qualità dei suoi prodotti tipici, ma su questo punto si può discutere.
Certo è che costruire un inceneritore da 85.000 tonnellate all’anno, per una popolazione di 120.000 abitanti mi sembra un po’ fuori scala. Bolzano ha un inceneritore costruito nel lontano 1988, e brucia ogni anno 70.000 tonnellate di rifiuti, imponendo una tassa aggiuntiva sul rifiuto incenerito. Però là sono quasi 600.000 abitanti. E nessuno si sogna di andare a bruciare una discarica da 2.000.000 di tonnellate.
Ci sono poi tutte le valutazioni sulla salute, ma non ne servono tante. Basta ricordare che la materia non si distrugge nei normali processi chimici. Se io brucio 100 kg di legna mi avanzano 25 kg di cenere. E il resto? Sparito? No, è andato nell’aria. Quindi se io mando arrosto 45.000 tonnellate all’anno di rifiuti della discarica, come prospettato, mi avanzano 10.000 tonnellate di cenere che metto a Issogne e il resto lo faccio respirare ai valdostani. E quello che esce dai camini non è acqua di colonia, anche se ce lo vogliono fare credere.
Il problema dei rifiuti è articolato ed è stato trattato dai nostri amministratori tacendo alcune informazioni e sottolineando solo le parti più comode e d’effetto. Chi non sarebbe d’accordo di far sparire la discarica, risolvere il problema dei rifiuti e contemporaneamente fornire calore ed energia? Detta così, sarei felice anch’io. Per fortuna il piano è stato annunciato in periodo di rinnovo degli amministratori regionali. Noi, come Comitato Rifiuti Zero Valle d’Aosta, proviamo ad integrare l’informazione e cerchiamo di raggiungere quanti più cittadini possibile, poi è la gente che dovrà stabilire quale prezzo ha la propria terra, l’aria che respiriamo, la propria vita e quella dei propri figli. Io preferirei fare altro che occuparmi di immondizia e leggermi centinaia di pagine di relazioni, neanche troppo ben fatte, ma ho fatto una scelta e mi sento offeso dall’imposizione dall’alto di questo scenario. Ai valdostani la scelta.
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Quello che esce dai camini è ammoniaca, ossidi di solfuro, ossidi di azoto, monossido di carbonio, anidride carbonica, polveri sottili e chi più ne ha più ne metta. Queste sostanze in un anno toccano il livello di parecchie tonnellate e sono la causa di numerosi problemi legati all’apparato respiratorio. Non sono un medico, ma basta avere un’enciclopedia per scoprirlo…
Complimenti comunque per l’articolo! Aggiungerei solo un dato (che comunque hai già implicitamente fornito): secondo la tua stima il costo complessivo del termovalorizzatore sarà di 300.000.000 di Euro e le case alimentate saranno 250 (io ho però sentito, su aostasera e da un articolo che ho letto sulla Stampa che saranno sui 2.500/3.000: UN’INEZIA IN OGNI CASO). Ciò significa che per riscaldare ogni abitazione la Regione (e quindi noi contribuenti) spenderebbe 1.200.000 Euro (nel caso di 250 appartamenti) oppure 100.000 Euro (nel caso di 3.000 appartamenti). Una cosa folle.
Emerge quindi che non c’è neanche un guadagno economico: perché 100.000 Euro di energia un apparamento li spende in qualche secolo!
Inoltre stando ad una stima, la produzione di energia di un termovalorizzatore è nettamente inferiore a quanta ne è stata utilizzata per produrla. Ma queste sono cose che probabilmente si sanno già…
Ancora complimenti per questo bell’articolo!
Fabrizio il tuo articolo è puntuale, lucido ed equilibrato. I riferimenti scientifici sono espliciti. I decisori politici probabilmente non hanno letto le relazioni, tanto meno hanno consultato i cittadini, ma avranno guardato dentro le loro coscienze? Si saranno chiesti quale eredità stanno preparando per i loro figli o nipoti? Spero che non tutte le coscienze siano assopite, che qualcuno ci ripensi. Come si evince dalle tue parole la questione presenta varie criticità e non c’è un solo elemento che convinca che questa è la migliore soluzione.
Questo articolo va diffuso il più possibile! E mi attivo sin d’ora per farlo conoscere. Spero che altri facciano altrettanto.
Bravo Fabrizio, hai fatto un ottimo lavoro.
non c’è che dire! complimenti..
sul tema vecchi e nuovi inceneritori sei stato “un signore”!
per il resto volevo solo sottolineare riprendendo il discorso di françois che oltre a produrre calore(il quale tra l’altro d’estate va in parte perduto) c’è produzione di energia elettrica.Non saprei bene a quanto ammonti,dipenderà dalla qualità del combustibile.. Comunque sia nel suo complesso l’inceneritore rimane economicamente svantaggioso!soprattutto se è cosi il piccolo come dovrebbe essere il nostro.
Cito testualmente quanto dice Enrico Martinet su La Stampa di Sabato 22 Marzo 2008: “La produzione di energia elettrica è stimata in 53.200MW/ora in un anno”…
Come dice Jean, il termovalorizzatore rimarrebbe SEMPRE svantaggioso economicamente: c’è un video di Beppe Grillo che parla riguardo alla poco convenienza energetica di questo impianto e l’inceneritore preso in considerazione MI SEMBRA fosse quello di Brescia…
per capire un po’ bisogna studiare, per proporre bisogna studiare ancora di +, per convincere chi è favorevole all’inceneritore bisogna farsi venire buone idee di come comunicare con la gente comune che tira conclusioni sommarie con informazioni distorte e si fida di atteggiamenti e modalità rassicuranti di politici e mezzi di informazione…..Dobbiamo studiare, capire e smantellare i pregiudizi che gli hanno creato verso di noi (quelli che sono contrari ) e argomentare con dati semplici e particolarmente significativi le tesi del perchè essere contrari…… Si potrebbe anche fare qualche esperimento di ascolto di discussioni sollevate ad oc in qualche piola o situazioni tipo, con grupetti di occulti osservatori e farci una casistica delle principali convinzioni , luoghi comuni e generalizzazioni da andare a smantellare nelle comunicazioni allargate……. ciao
Ciao , sono Gino, il lavoro di Fabrizio è prezioso, sarebbe un peccato lasciarlo stravolgere da tv e giornali… forse bisognerebbe fare noi una certa riduzione per la stampa tenedo conto della lunghezza media degli articoli pubblacati e fornirglielo belle pronto nei vari formati pdf ecc. In modo che siano tentati di pubblicarlo così com’è.. non sempre è un’azione di censura o manipolazione politica interessata, qualche volta il giornalista si deve adeguare agli spazi o alla esigenze di scorrevolezza degli articoli e così via o magari solo 1 questione di pigrizia e in questo lavoro spesso e volentieri tagliano e modificano cose anche importanti per una loro personale visione o limite….E’ un aspetto molto importante che secondo me dobbiamo cercare di curare al meglio. Direi non facciamoci prendre dalla frenesia di fare subito è + importante fare bene con un minimo di ponderatezza…..
Piccola nota: mi ricordo che nel bellissimo filmato di Stefano Montanari (era venuto ad Aosta con bepppe grillo e in una serata al csv con pochissime persone!!!) si diceva che nessun filtro è in grado di fermare le nanoparticelle …. Quel filmato, abbastanza lungo ma bellissimo si potrebbe far vedre in serate organizzate nei vari paesi e Aosta. Credo che chi ha la adsl possa scaricarlo o perlomeno vederlo…..
Secondo me è anche importante non associare al nome comitato rifiuti zero altre sigle di enti o gruppi che aderiscono alle iniziative poichè possono creare delle pericolose pregiudiziali all’ascolto….Già avevo manifestato preoccupazione per il nome “rifiuti zero” come facilmente attaccabile da quei tanti che dicono tipo ” ma tanto vedi ben tutti buttano tutto mescolato nei cassonetti è troppo difficile” ecc basta provare a parlare con persone comuni in ogni occasione e ci scontriamo con la grossolanità della maggioranza…bisognerebbe che tutti si possano identificare con lo “slogan ” della campagna… Forse era meglio tipo comitato di cittadini no all’inceneritore o cose del genere. abbiamo pochi mezzi ma dobbiamo anche giocarci bene le carte con buone idee….
Ciao, qualcuno è in grado di darmi informazioni circa l’utilità dell’ARPA?
Vivo ad Aosta, in una zona in cui c’è un enorme capannone con un vecchio tetto di amianto sfaldato e soggetto allegramente alle varie intemperie meteorologiche. Una volta ho telefonato all’ARPA per chiedere lumi e mi hanno risposto che devo chiamare un perito, naturalmente a spese mie.
Questa agenzia, mantenuta da noi contribuenti e che, secondo quanto si evince dal suo sito internet, dovrebbe svolgere “attività conoscitive e di prevenzione e tutela in campo ambientale” sforna continuamente dati rassicuranti circa lo smog nel capoluogo aostano, anche se gli impianti di riscaldamento viaggiano a pieno regime in una città che, per altro, “vanta” la più alta percentuale di auto rispetto al numero di abitanti in Europa! C’è da fidarsi?
Auspico l’istituzione di una struttura che faccia i rilievi circa l’inquinamento e gli studi di fattibilità sugli inceneritori in maniera autonoma; per questo propongo l’istituzione di un’associazione tra cittadini volenterosi che siano disposti a finanziare di tasca propria un’agenzia che monitori l’inquinamento in VDA seriamente e, soprattutto, autonomamente dalla politica.
Ne va della salute di tutti. Basta con le menzogne ufficiali e con la malainformazione giornalistica locale.
Vorrei segnalare questo articolo
http://www.12vda.it/index.php?option=com_content&task=view&id=3478&Itemid=255
Ho appena letto la presa di posizione di questo Comitato, che condivido. Prima e a monte del problema “termovalorizzatore sì o no”, occorre infatti, secondo me, dare una risposta a quest’altra domanda: è il caso o no di mettere mano all’attuale discarica o non è meglio completarla e sistemarla come previsto dal progetto originario? La mia risposta personale (e mi pare anche di questo Comitato) è: è meglio lasciarla stare e completarla, per tanti motivi. La risposta a questa domanda fa sì che il problema inceneritore sì, inceneritore no, si ponga in termini, sia qualitativi che quantitativi, totalmente diversi. Grazie.
Rispondo anche a carlo, seppure in maniera molto sintetica, a proposito dell’arpa. Purtroppo, dopo la cosiddetta riforma della pubblica amministrazione, tutto l’apparato amministrativo della pubblica amministrazione, ivi compreso quello tecnico (vedasi arpa), è stato reso “funzionale” alle scelte della pubblica amministrazione, tramite il cosiddetto spoils system e derivati. L’attendibilità, anche delle affermazioni degli organismi tecnici, è pertanto sempre da prendere con le dovute cautele (altrettanto potrebbe dirsi sulla professionalità dei relativi rappresentanti). Sono un funzionario regionale in pensione.
Ciao, ho pubblicato sul mio blog gli appunti presi sabato sera alla riunione di rifiuti zero. Se a qualcuno interessa, li trovate su
http://mariobadino.noblogs.org/post/2008/03/31/no-inceneritore-perch-riunione-rifiuti-zero-valle-d-aosta-29-marzo
PS: Se ci sono imprecisioni fatemelo sapere, io penso di essere stato abbastanza attento, ma l’ora era tarda, perciò…
Io ringrazio le persone come te che pur avendo altro di meglio da fare si impegnato senza alcun tornaconto economico, ad aiutarci a capire cose che non sono proprio alla portata di tutti. Ormai tutti dicono tutto e non si sa piu’ a chi credere ma tu mi dai fiducia. Grazie
Secondo me è una delle questioni più importanti,e non ho visto alcun commento circa,è di far applicare la Legge Ronchi,( approvata e sempre prorobata )Ingiustizia sociale,la sudetta Legge prevede che i rifiuti vengano pagati a PESOe non a MQ come tuttora,pagheremo sicuramente MENO,visto che ora paghiamo per i Fienili,non più usati,parcking che producono pochi rifiuti,magazzini dismessi o non più utilizzati.
Esiste in Italia un brevetto nato in Belgio e acquisito da una ditta nostra che prevede,con elevata tecnologia la raccolta differenziata e compattata,senza odori anche in Estate.
Vi farò avere il dischetto tecnologico
Ringrazio Fabrizio per aver letto e sintetizzato la “relazione” sull’inceneritore. Vorrei fare una puntualizzazione e avere un’approfondimento da lui, che ha potuto visionare la “relazione”. Oggi la discarica produce del biogas dalla decomposizione anaerobiga della frazione putrescibile della stessa e dalle altre sostanze organiche contenute. Il biogas viene recuperato ed uilizzato per riscaldare in parte la zona “ex autoporto” con il Carrefour ecc. Questa biogas è energia che viene asportata dalla discarica e dal suo materiale contenuto e pertanto vorrei sapere quanto può essere ancora la potenzialità energetica da sfruttare in un materiale che ritengo in buona parte esaurito. Questo dato è stato valutato dalla famosa “relazione”?. Un saluto a tutti.