«L’incenerimento dei rifiuti è una follia dal punto di vista economico». Lo dice Maurizio Pallante, esperto di politica energetica e tecnologie ambientali, uno dei padri del Movimento per la Decrescita Felice, ospite ieri sera ad Aosta dell’iniziativa CulturAmbiente, organizzata da Legambiente. «Un inceneritore è una follia dal punto di vista economico, altrimenti non ci sarebbe bisogno di finanziarlo con la bolletta della luce, attraverso la tassa per le fonti rinnovabili».
Pallante ricorda che a Caserta, alla gara d’appalto per l’inceneritore, non s’era presentato proprio nessuno: il governo aveva appena abolito i Cip6 (la tassa per i termovalorizzatori)! Subito dopo, però, i Cip6 stati reintrodotti.Di tutto ciò che bruciamo, spiega Pallante, «solo la carta, il legno e la plastica hanno un valore energetico significativo». Per ottimizzare il rendimento di un termovalorizzatore bisognerebbe allora separarli, fare una raccolta differenziata finalizzata alla combustione; il che sarebbe cretino perché, considerato il fabbisogno energetico necessario per la produzione dei materiali, dalla materia conviene recuperare materia, non energia. Infine, occorre ricordare che la combustione non elimina i rifiuti, ma li aumenta. Per ogni tonnellata di rifiuto incenerita, infatti, bisogna calcolare un residuo sporco di circa 2 tonnellate, tra fumi e ceneri (alcune delle quali necessitano lo stoccaggio in discariche speciali).
Insieme a Pallante, partecipa alla serata Luca Mercalli, climatologo, ospite fisso della trasmissione di Rai 3 Che tempo che fa, in onda a partire dal 4 ottobre. Riguardo al termovalorizzatore, Mercalli ricorda due cose: innanzitutto che esiste una direttiva europea sui rifiuti, in base alla quale si permette l’incenerimento dei rifiuti solo quando siano già state messe in pratica altre tre misure, a cominciare dalla raccolta differenziata; in secondo luogo, che i 50 termovalorizzatori presenti in Italia forniscono appena lo 0,3% dell’energia complessivamente prodotta nella Penisola.
Insomma, otterremmo molto di più se cambiassimo, tutti quanti, due o tre lampadine in casa.


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