Risposta del Comitato Rifiuti Zero Valle d’Aosta alla Giunta
Scritto da Comitato Rifiuti Zero VDA
All’accuse della giunta del 3 aprile 2008, il Comitato Rifiuti Zero Valle d’Aosta ritiene di avere il diritto di rispondere come segue:
Le precisazioni della Giunta sul termovalorizzatore del 3 aprile 2008 sarebbero di una omicità esilarante, se le conseguenze di quelle dichiarazioni non dovessero ricadere sulla salute sul portafogli di tutti i valdostani. Il Comitato Rifiuti Zero Valle d’Aosta ha lungamente riflettuto se valesse la pena rispondere alle accuse della Giunta. Essere tacciati di “produrre allarmismi ingiustificati attraverso un volantino diffamatorio, con menzogne e cattiva informazione, ricorrendo l peggior ecoterrorismo e proponendo soluzioni utopistiche e impraticabili”, merita una replica e anzi, cogliamo l’occasione per chiedere risposta ad alcune domande. Cercheremo di usare un linguaggio semplice, anche se l’argomento è complesso, di modo che anche i nostri amministratori siano in grado di capire.
Innanzitutto chi metterà in atto il piano regionale di smaltimento dei rifiuti, così come revisto dalla delibera della Giunta n. 807 del 20 marzo 2008, dovrà essere ritenuto responsabile tutti i livelli di tutte le conseguenze anche a lungo termine.
Ridurre la produzione di rifiuti, aumentare la raccolta differenziata, introdurre un sistema di tariffazione a peso ed evitare come smaltimento finale la discarica e l’incenerimento sono proposte del nostro Comitato e di un altro organismo riconosciuto come sovversivo: l’Unione Europea.
Addirittura l’Unione Europea ha pubblicato una “Guida per la gestione dei rifiuti in aree di montagna” in cui sta scritto: “l’incenerimento presenta numerosi inconvenienti, soprattutto ambientali, in quanto genera importanti impatti negativi sull’aria e sull’acqua ma anche sul piano paesaggistico; tali impatti sono aggravati, nelle aree di montagna, dalle condizioni naturali (rilievo e inversione termica) e sono maggiormente subiti a causa della fragilità del territorio.
L’incenerimento non esclude la necessità di uno stoccaggio definitivo, in questo caso di rifiuti pericolosi, più oneroso e con vincoli più restrittivi”.
Il Ministero dell’Ambiente in ogni suo comunicato sull’argomento afferma che occorre “buttare meno e buttare meglio”. Sarebbe interessante conoscere quali iniziative valide di riduzione della produzione dei rifiuti e di incremento della raccolta differenziata ha perseguito questo governo regionale.
Certo è che nella recente legge regionale gli obiettivi proposti sono minimi: 60 per cento di raccolta differenziata e 50 per cento di valorizzazione, entro il 31 dicembre 2011. Basti pensare che ad oggi la città di Ivrea ha raggiunto il 69% di raccolta differenziata, e anche in valle il comune di Etroubles è passato dal 25 al 60% in meno di un anno. Il piano regionale approvato il 15 aprile 2003 è stato così lungimirante da necessitare oggi di una revisione.
Riguardo agli scenari studiati, occorre innanzitutto fare una critica di metodo. Una legge regionale ha istituito l’ARPA (Agenzia Regionale per la protezione dell’Ambiente) come ente strumentale della Regione. Sono assegnati all’ARPA diversi compiti, quali la consulenza e l’assistenza tecnico-scientifica alle strutture regionali, la collaborazione con L’Amministrazione regionale per la predisposizione e l’attuazione dei piani regionali in materia ambientale e sanitaria anche in riferimento a particolari rischi ed emergenze per l’ambiente e la popolazione.
Gli studi comparativi di valutazione degli scenari dovevano essere affidati all’ARPA, invece si è preferito incaricare consulenti esterni, pagati con soldi pubblici e senza garanzia di imparzialità. Come se ciò non bastasse, gli stessi consulenti che hanno prodotto le valutazioni sull’inceneritore, hanno anche ricevuto l’incarico di valutare i sistemi di trattamento alternativi, come quelli a freddo, scartandoli senza tanti complimenti.
Lo scenario del termovalorizzatore è stato comparato con quello del piano regionale, non con il trattamento meccanico biologico. C’è stata insomma una mancanza di imparzialità e di serietà di base sulla quale è inutile dilungarsi. Secondo la Giunta la bonifica della discarica sarebbe indipendente dalla realizzazione del termovalorizzatore. Per legge la discarica costituisce il luogo finale di smaltimento del rifiuto, la bonifica è possibile solo se il sito risultasse contaminato e costituisse un fattore di rischio per la popolazione.
Se si togliesse al rifiuto prodotto in Valle d’Aosta la frazione minima di raccolta differenziata obbligatoria per legge al 2012, rimarrebbero 35/40.000 tonnellate all’anno: insufficienti a far funzionare un impianto di incenerimento. Da dove prendere la parte mancante? Importare rifiuti da fuori valle non incontra troppo il consenso popolare, eliminare la discarica sembrerebbe un colpo di genio. Peccato che nessuna discarica sia mai stata svuotata per alimentare un inceneritore, peccato che l’attuale discarica non inquini la falda, come provano le misure dell’ARPA, peccato che i teli impermeabili possano resistere oltre 2 secoli, peccato che una volta esaurita tra pochi anni, realizzate le operazioni obbligatorie per legge di copertura e di aspirazione di biogas e di percolato, la discarica smetterebbe di diffondere odori che causano gravi disturbi alla popolazione.
Nello studio specifico che consiglia la bonifica si legge che oltre il 60% dell’attuale discarica è costituito da materiale inutilizzabile, che l’operazione di svuotamento andrebbe avanti per 25 anni con liberazione di odori, che non vi sono precedenti si asservimento di una discarica ad un inceneritore. Perché l’esperto incaricato dalla Regione per fare valutazioni sulla bonifica della discarica durante l’incontro con la popolazione ha detto che i costi sarebbero stati di 3,5 € alla tonnellata e pochi giorni dopo in un seminario tenuto ad Aosta e organizzato dalla Valeco, è emerso che i costi sarebbero stati di 50 € alla tonnellata? Memoria corta o malafede? Nello studio non si dice quanto renderebbe i termini economici lo smantellamento della discarica, di certo c’è che la bonifica da sola costerebbe 75 milioni di Euro.
Si può passare adesso a parlare delle problematiche della termovalorizzazione.
La prima questione che si pone è la scala dell’impianto: in Valle d’Aosta siamo 125.000 abitanti e vogliamo fare un impianto da 85.000 tonnellate annue, nella provincia di Bolzano sono oltre 4 volte noi e hanno un impianto da 70.000 tonnellate annue, con raccolta differenziata oltre il 70% e una tassa aggiuntiva per il materiale che anziché essere recuperato viene avviato ad incenerimento. Non si sognano di bruciare una discarica.
Gli aspetti di ricaduta sulla popolazione dell’inceneritore sono piuttosto articolati: l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha recentemente prodotto un documento nel quale si ammette che in prossimità degli impianti di incenerimento vi sono aumenti di concentrazione di diossine, metalli pesanti e altre sostanze patogene e cancerogene. L’OMS non nega la nocività degli impianti, bensì afferma che è difficile attribuire agli stessi una relazione di causa diretta con gli aumenti di patologie della popolazione, a causa dei tempi di latenza, dei numeri ristretti, di concause disturbanti. Questo è ben diverso dal dire che gli impianti di incenerimento non hanno effetti negativi sulla salute umana, occorrono semplicemente maggiori e più approfondite indagini.
Viceversa in 46 studi epidemiologici pubblicati fra il 1987 e il 2003, nei quali veniva principalmente puntata l’attenzione sul cancro, ma anche su effetti avversi sulla riproduzione e sul sistema respiratorio, vengono evidenziati con una certa riproducibilità rischi significativi per i tumori polmonari, i sarcomi dei tessuti molli, i linfomi non Hodgkin e le leucemie infantili. Gli studi sull’aumentato rischio di sarcomi dei tessuti molli e linfomi non Hodgkin corroborano un ruolo di causa diretta della diossina, mentre non ci sono per motivi di tempi di latenza studi epidemiologici relativi agli effetti a lungo termine sugli inceneritori di nuova generazione.
Riteniamo gravi le dichiarazioni del prof. Veronesi e invitiamo di andare a leggere sul sito della fondazione Veronesi chi sono gli sponsors. Ascoltare anche un’altra opinione potrebbe essere utile per farsi una propria idea, quindi chiediamo alla popolazione di partecipare alle conferenze della prof. Gentilini, oncologa di riconosciuta fama, che sarà a Pont Saint Martin e ad Aosta il 28 aprile prossimo.
Il principio di precauzione vorrebbe che quando esiste il sospetto che un impianto possa immettere nell’ambiente sostanze nocive, non bisogna costruire l’impianto. Per gli inceneritori non v’è il sospetto, si sa che emettono diverse sostanze cancerogene, non ultime le PM 2.5 e le nanopolveri, per cui anche l’OMS ha dichiarato che occorrono approfondimenti a riguardo.
Apprendiamo con stupore che la rivista Panorama venga annoverata dai nostri amministratori come rivista scientifica al pari di Science e Health environment e con altrettanto rammarico abbiamo letto del parere positivo al termovalorizzatore del Consiglio Permanente degli Enti Locali. Sappiamo però che era presente solo la metà dei sindaci valdostani, e gli altri?
Il fatto che in diversi paesi si ricorra all’incenerimento non implica che si inceneriscano anche le discariche, né che non esistano oggi sistemi di trattamento meno impattanti che in una regione a valenza ambientale e turistica come la nostra dovrebbero essere presi in considerazione. Il “così fan tutti” non è un motivo valido e contribuisce soltanto ad aumentare la disaffezione dalla politica dei cittadini.
Diciamo due parole sui costi dell’operazione che la Giunta intende mettere in atto: nella relazione Genon - Ziviani si legge che i costi di trattamento attuali per una tonnellata di rifiuti è di 73,61€. Tale cifra, dopo la realizzazione del piano regionale e in assenza di incentivi salirebbe a 176,61€. Oltre il doppio! Nell’analisi dei costi contenuti negli allegati della relazione di cui sopra non compaiono i costi per il trasporto e lo smaltimento delle ceneri leggere, che dovrebbero essere smaltite in impianti dedicati perché pericolose, mentre si citano unicamente i costi per il trasporto delle scorie a Issogne, sapete dare ragione di questo fatto? Nella medesima analisi compaiono i contributi per l’incenerimento dovuti ai certificati verdi per la produzione di energia da fonti rinnovabili ed assimilate. Gli inceneritori godono di questo contributo perché i rifiuti vengono inseriti nella categoria “assimilabili”, per questo l’Unione Europea ha aperto procedure di infrazione nei confronti dell’Italia ed è probabile che tali incentivi spariscano, di sicuro mettere a bilancio un introito incerto per i prossimi 25 anni è un azzardo. Senza questi contributi l’impianto avrebbe una gestione in perdita, nonostante le vendita di calore e di una minima quota di energia elettrica. Se sommiamo a tutto ciò i costi per la costruzione e per la ristrutturazione dell’impianto, necessaria dopo 12 anni, si arriva ad un ammontare complessivo di circa 300 milioni di Euro: non sembra una soluzione proprio economica per smaltire il rifiuto annuo prodotto dalla nostra regione.
Questi ed altri punti critici si trovano nelle precisazioni della Giunta, noi siamo dei semplici cittadini e non abbiamo la pretesa di essere i depositari della verità, né sappiamo l’esito di questo dibattito. Certo è che su un tema così importante che determinerà il nostro futuro ci siamo documentati in modo approfondito e invitiamo la popolazione valdostana a fare altrettanto informandosi in modo consapevole, nel sito web del nostro Comitato www.rifiutizerovda.altervista.org vi sono diversi documenti consultabili e comunque in internet l’informazione sul tema è ampia è accessibile a tutti.
Nell’incontro con la popolazione del 1° marzo scorso alle nostre domande gli amministratori si sono rifiutati di rispondere, così come i consulenti, adducendo motivazioni come l’ambiente da tifoseria calcistica o da ok corral. Il clima si scalda quando non c’è risposta alle domande, o come ha fatto la Giunta regionale quando si risponde alle istanze e al bisogno di informazione e di chiarezza con gli insulti e la diffamazione. Noi abbiamo esposto le nostre argomentazioni e abbiamo sempre chiesto il dialogo con gli amministratori. Tale dialogo e possibilità di confronto ci è sempre stato negato, forse per mancanza di argomentazioni valide. Ricordiamo che siamo cittadini onesti e non terroristi come voi dite: di fronte ad un problema comune la politica è uscirne tutti insieme, chi tratta gli elettori con disprezzo, rifiuta un dialogo costruttivo e dimostra scarsa competenza nella gestione della cosa pubblica non ha rispetto per la democrazia.
Speriamo che i valdostani l’abbiano capito.
Facciamo un breve riassunto e concludiamo. La Valle d’Aosta è una regione alpina, di dimensioni ridotte e delicata dal punto di vista ambientale. La produzione di rifiuti è minima, se si intraprendessero azioni di riduzione, di riuso e di aumento della raccolta differenziata, con reale recupero dei materiali, introducendo la raccolta della frazione organica laddove viene prodotta, l’avanzo di rifiuti indifferenziati sarebbe di 20/25.000 tonnellate annue, meno delle ceneri del termovalorizzatore che si intende costruire. Questa quantità è insufficiente a mantenere un impianto di incenerimento. Svuotare la discarica per asservirla al termovalorizzatore è un evento mai realizzato, la normale gestione post chiusura garantirebbe da sola l’abbattimento degli odori e l’inertizzazione del rifiuto. Non si può parlare di bonifica di discarica perché non vi è un sito contaminato, fatta eccezione per le vecchie discariche non impermeabilizzate. Il rifiuto indifferenziato residuo potrebbe essere trattato con sistemi a freddo, sul modello di altre realtà italiane ed estere già consolidate. Questi sistemi garantiscono il recupero di alcuni materiali come vetro e metalli e lo scarto in uscita può essere depositato in discarica senza i problemi delle ceneri.
Il Comitato Rifiuti Zero Valle d’Aosta intende organizzare una visita ad un impianto esistente, gli amministratori sono invitati. Ci sembra che non si possa paragonare la Valle d’Aosta alla Germania, non è detto che le scelte altrui siano ottimali e per una volta si potrebbe optare per qualche scelta all’avanguardia, vista la particolarità della nostra regione. La scelta del termovalorizzatore nella nostra terra è ricca di incognite e di aspetti critici. La Giunta ha dichiarato la propria natura democratica e siccome sta scritto “chiedete e vi sarà dato”, vi chiediamo di rispondere ad alcune domande:
1. Ritenete davvero che non esistano studi scientifici che dimostrano la nocività dei termovalorizzatori?
2. Riguardo alle sostanze emesse dagli inceneritori non dovrebbe valere il principio di precauzione?
3. Quali sono le menzogne contenute nel nostro volantino degno del peggior ecoterrorista?
4. Citate con precisione i casi di svuotamento e di asservimento ad un inceneritore di discariche in Italia e in Europa.
5. L’attuale discarica di Brissogne è un sito classificabile come contaminato?
6. Le preesistenti discariche all’attuale che inquinano la falda, saranno bonificate?
7. Quanto costerà smaltire le ceneri leggere tossiche prodotte dall’ impianto?
8. Perché l’impianto è sovradimensionato, se la sua costruzione è indipendente dalla bonifica della discarica di Brissogne?
9. Perché non intendete raccogliere la frazione organica del rifiuto alla fonte e anzi intendete incenerirlo?
10. Sapete che gran parte delle nostre richieste sono punti delle linee guida sulla gestione dei rifiuti dell’Unione Europea?
11. Come verranno misurate le concentrazioni di diossine e metalli pesanti, non al camino, ma depositate al suolo?
12. Sapete che rilievi montuosi, inversione termica e brezze locali contrastano la dispersione degli inquinanti?
13. Sapete che gran parte del rifiuto bruciato va in atmosfera e diventa respirabile?
14. Perché i consulenti che hanno fatto le valutazioni per i trattamenti a caldo sono stati incaricati di valutare anche gli impianti a freddo?
15. Escluderete dalla partecipazione a gare di appalto pubbliche qualunque consulente abbia prodotto le valutazioni di cui sopra?
Bibliografia essenziale
Per ragioni di semplicità, anziché essere in ordine alfabetico, questa bibliografia essenziale segue
un ordine cronologico, per facilitare il reperimento di informazioni anche al lettore meno esperto.
- Unione Europea - Commissione Europea Direzione generale Ambiente - guida per la gestione dei rifiuti in aree di montagna – 2000.
- Legge regionale 3 dicembre 2007, n.31 - Nuove disposizioni in materia di gestione dei rifiuti
- G. Genon - L. Ziviani: studio comparativo fra i sistemi di trattamento e smaltimento dei rifiuti in Valle d’Aosta - 2006
- Legge regionale 4 settembre 1995, n. 41 - Istituzione dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (ARPA).
- G. Genon - L. Ziviani: studio comparativo fra i sistemi di trattamento e smaltimento dei rifiuti in Valle d’Aosta - approfondimenti richiesti dalla III Commissione Consiliare - 2007
- M. Giugliano - definizione dei flussi di inquinanti atmosferici … DIIAR- Sezione Ambientale - Politecnico di Milano - 2007
- Istituto di ricerche farmacologiche «Mario Negri» - Rapporto sull’accumulo al suolo e l’ingresso nelle catene trofiche critiche di microinquinanti emessi da un impianto di termovalorizzazione rifiuti situato nel territorio della Valle d’Aosta - 2007
- R. Cossu - Università di Padova - Relazione di approfondimento sulla bonifica dell’esistente discarica di Brissogne - 2007
- D.Lgs 36/2003 - Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti
- D.Lgs 152/2006 - Norme in materia ambientale
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ALTRI STUDI SU POPOLAZIONI RESIDENTI IN PROSSIMITA’ DI INCENERITORI IN ITALIA
- Bianchi e Minichilli 2006 - 25 comuni italiani con inceneritori - Incremento dei linfomi non Hodgkin.
- Biggeri et al.1996 - Trieste - Incremento di rischio di cancro polmonare.
- Biggeri e Catelan 2005 - Campi Bisenzio - Incremento dei linfomi non Hodgkin.
- Biggeri e Catelan 2006 - 17 aree toscane con inceneritori -Incremento dei linfomi non Hodgkin.
- Chellini et al. 2002 - Prato - Incremento di rischio di cancro polmonare.
- Comba et al. 2003 - Mantova - Incremento del rischio di sarcoma dei tessuti molli.
- Michelozzi et. al. 1998 - Roma - Incremento della mortalità per alcune cause e riduzione della sex-ratio alla nascita.
- Ranzi et al. 2006 - Forlì - Incremento di mortalità nelle donne per tutte le cause, tumore del colon e della mammella, per diabete e malattie cardiovascolari.
- Tessari et al. 2006 - Venezia - Incremento rischio di sarcoma dei tessuti molli nella donna.
- Zambon et al. 2007 - 3 Asl Prov.Venezia - Incremento di rischio di sarcoma in entrambi i generi e di tumori del connettivo o di altri tessuti molti nelle sole donne.
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Condivido completamente la filosofia dei rifiuti zero e direi che questa discussione potrebbe essere ampliata considerando anche l’altra realtà industriale presente nel territorio valdostano che presenta criticità ambientali: la CAS. Sarebbe interressante avere un indice di “inquinamento” per la CAS e per l’inceneritore al fine di poterli confrontare. Qualora risultasse un indice analogo per i due impianti o eventualmente un indice dell’inceneritore superiore a quello della Cogne, la scelta di un incenritore dovrebbe essere fortemente sconsigliata visti i problemi ambienateli già presenti sul territorio. Nel caso la situazione fosse invertita (un indice della Cogne più elevato di quello di un inceneritore) direri che occorrerebbe anche considerare questa in uno studio ambientale. Non vorrei che si stesse cercando di spegnere un fiammifero avendo accanto un incendio che è totalmente ignorato. La costruzione dell’inceneritore rimane comunque una idea folle che va comabattuta!